Federica Scoppa di nazionalità italo-tedesca nasce e cresce a Roma.
Inizia gli studi di Pittura all'Accademia di Belle Arti di Roma. E' allieva di G. D'Acchille e G. Modica.
Sta terminando gli studi all'Accademia di Belle Arti di Venezia (laurea di II livello) con una tesi su Gerhard Richter.
Artista sensibile ai temi: del femminicidio (serie "Cactus"), dell'attenzione verso tutto ciò che circonda l'individuo (serie "Chairs") e della visione e dell'introspezione (serie "Windows").

Ha partecipato alle seguenti mostre collettive e fiere:

  • 2014 - Genova - Palazzo Stella - " ContemporaneaMente"

  • 2014 - Pesaro, Alexander Palace Museum Hotel - Premio della Giuria alla mia scultura: Sedia
Chair "Bubbles" (2013, terracotta)

  • 2014 - Roma - Esposizione Triennale di Arti Visive
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2014 - Cremona, Galleria Immagini Spazio Arte "Il fantastico creativo"

  • 2014 - Verona, Biennale della Creatività, presentata da V. Sgarbi, curata da P. Levi

  • 2014 - Venezia, S. Giobbe, Call' Art, curata da P. Romeo
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2013 - Roma, Caffè Letterario, Evento "LLD"

  • 2013 - Monaco di Baviera, Domagkateliers, ARTITALY

Fiere:


  • 2014 - Principato di Monaco, Art Fair Monaco

  • 2014 - Genova, Arte Fiera
2013 - Padova, Art Fiera

Federica Scoppa, donna prima ancora che artista, è da sempre sensibile e attenta alla condizione delle donne. Grazie alla sorella, giornalista attiva nella prevenzione delle mutilazioni dei genitali femminili, il suo sguardo è guidato verso quelle forme di abuso e violenza che agiscono sul corpo delle donne come espressione di un portato culturale e sociale.
Per questo rimane molto colpita dalla notizia dello stupro di alcune donne in India, che proprio a causa della rivolta popolare che tanta efferata violenza suscita nel paese, rivela un volto nuovo di una terra chel’artista ha sempre visto piuttosto come culla della spiritualità e della ricerca interiore.

Nel corso del 2013 in particolare, gli atti di violenza nel mondo contro le donne diventano  incalzanti. Non passa settimana senza che i telegiornali annuncino che una donna è stata violenta, malmenata, aggredita, abusata, percossa, umiliata, stuprata, uccisa...  La parola femminicidio  diventa un leitmotiv nelle discussioni sia private che pubbliche.
L’artista inizia a riflettere sul suo ruolo di artista, non riesce più a restare in silenzio, cerca un modo per affrontare questo tema, un’immagine che aiuti a riflettere, a riconoscere che la violenza contro le donne non è solo un atto estemporaneo, ma una comportamento pervasivo, spesso accettato e condonato dalla società nonostante sia condannato e punito praticamente ovunque dalla legge.
Richiamandosi a precedenti illustri, che fin dall’Ottocento vede l’artista impegnato nelle rivendicazioni sociali e nelle ingiustizie - basti pensare al Gericault della Zattera della Medusa, al Daumier de La rivolta, al Picasso di Guernica, - Federica cerca un modo per ampliare lo sdegno che prova.
L’opera non deva destabilizzare alla vista, deve restare enigmatica ed ermetica, ma nel contempo attraverso i colori esprimere lo stato d’animo e suscitare una riflessione emotivamente coinvolgente: il grigio è un colore neutro, che non prende posizione ma si offre all’osservatore – proprio come la violenza contro le donne, percepita come un “normale” fatto della vita; il giallo dà forza ed energia – quella di cui le donne che si ribellano alla violenza fanno prova e hanno bisogno; il celeste è l’infinito, la pace sospirata da chi deve superare il trauma e la sofferenza.
Il cactus diventa simbolo dell’atto di violenza in tutte le sue forme. Nell’Ottocento era comune regalare fiori, scelti per il significato simbolico ben preciso che avevano. Il cactus simboleggiava l’amore passionale, ma anche il coraggio. Amore passionale e violenza spesso sono intrecciati e possono assumere centinaia di forme, rappresentate dalle spine quasi sempre presenti nei cactus ritratti da Federica, come pure nelle pale dei fichi d’India che a volte prendono il posto delle cactacee.

Le donne sono disegnate su fogli di carta poi incollati alla tela. La carta richiama la leggerezza dell’animo femminile, la grazia, la dolcezza, come pure la fragilità del corpo rispetto alla forza fisica superiore dell’uomo autore della violenza. Ma è soprattutto all’animo femminile che l’artista vuole alludere con questa scelta materica. L’animo femminile, escluso casi particolari , non contempla la sopraffazione sessuale. Quindi l’uso della carta, l’uso di un materiale diverso dalla tela o tavola dei quadri, sottolinea l’estraneità delle donne a questo tipo di violenza.