Nasce a Cremona nel 1949. Ha iniziato a fare fotografie all’inizio degli anni 70.
Alcuni anni dopo, sfruttando la sua esperienza commerciale di venditore di attrezzature fotografiche, decise di fare il fotografo di mestiere ed aprì uno studio fotografico lavorando per una casa editrice; era un lavoro di riproduzione di documenti storici ma, contemporaneamente, si dedicava anche alla preparazione di pubblicazioni, cataloghi e locandine per artisti nonché alla riproduzione a colori delle loro opere.
Dopo alcuni anni decise di lasciare lo studio ai suoi collaboratori e tornò a fare il commerciale, continuando però a dedicarsi alla fotografia analogica in bianconero.
Un giorno si accorse, casualmente, che un peperone, dalla forma inusuale, assomigliava stranamente ad un corpo umano; decise di fotografarlo ma i risultati furono deludenti, infatti nella fotografia non appariva quello che lui “vedeva”.


Fece allora decine e decine di tentativi, cambiando soggetto, luce e obbiettivi. La superficie lucida degli ortaggi alzava enormemente il contrasto e per tenerlo sotto controllo dovette usare diluizioni di sviluppo molto alte; anche la luce dette problemi con dei riflessi difficili da controllare.
La parte tecnica non era molto semplice da realizzarsi.
Le foto in realtà sono macro-fotografie, la distanza dal soggetto è di pochi centimetri, la profondità di campo meno di un centimetro, tanto che l’artista è costretto a diaframmi molto chiusi, f.64 e anche f.90, che portano l’esposizione ad alcuni minuti, l’allungamento del soffietto raggiunge i 30 cm. Le ottiche dei banchi ottici hanno, a quella brevissima distanza, una resa molto bassa; decide così di usare ottiche adatte alle brevi distanze, quelle di origine scientifica e da microscopio, montandole su un otturatore di un banco ottico 10x13 cm.
Dopo oltre un anno di lavoro e centinaia di negativi ottiene 30 soggetti interessanti, li stampa su cartoncino opaco 30x40 cm con passepartout nero, li monta su pannello 40x50 cm con un risultato finale, a detta di tanti esperti, eccezionale.


Con la dottoressa Giovanna Calvo di Ronco, che ha preparato il testo critico, hanno battezzato la serie di immagini “NUS NOÛS” ovvero, letteralmente, il corpo e la mente. “Nus” come nudi ”Nous” come mente, due parole lontane come idioma (l’una francese, l’altra greca), unite insieme per denominare le opere in un gioco di assonanza e di richiamo avendo come riferimento l’opera fotografica più recente, frutto di un percorso artistico iniziato negli anni ’70 e che si distingue per originalità d’ideazione.
Le immagini sono molto suggestive, alcune sembrano nudi, altre un intreccio di corpi, qualcuna apparentemente anche scandalosa.
Le fotografie “NUS NOÛS” vogliono lanciare un messaggio, che non riguarda solo le immagini ma anche le situazioni.
Il maestro afferma che “Tutto quello che vedi, anzi, che credi di vedere, può non essere la realtà” proprio come l’esploratore che, portando lo sguardo al cielo e scrutando le nubi vi scopre paesaggi misteriosi, il giocatore di poker, invece, l’asso di picche.
Ha partecipato a numerosi eventi in Italia e all’estero conseguendo importanti premi e consensi di pubblico e critica.